Visualizzazione post con etichetta DJ Macionela. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DJ Macionela. Mostra tutti i post

Gidge - Autumn Bells (2014)

di Dj Macionela

Andiamo controcorrente, maledizione! Basta con la solita regolarità delle stagioni! E prima arriva l'inverno, e poi la primavera, e quindi l'estate che precede l'autunno e poi si ricomincia come al solito da principio.

E che due palle! Non avete per caso una nonna o una zia che vi dicono che non ci sono più le stagioni di una volta? Io sì, fortunatamente, e sono infatti qui a farvi ascoltare queste benedette campane autunnali e a presentarvi un album per nulla trascendentale o miracolosamente innovativo, ma stramaledettamente meraviglioso, uno di quei lavori che mi accompagnano, durante le mie gite lavorative, nella campagna lombarda. 

Che fanno sembrare tutto bello e perfetto, che m'innalzano spiritualmente e mi fanno stare bene e che mi fanno urlare (MIRACOLO!) "io amo questo lavoro". 

I Gidge arrivano nel 2014 da lontano, forse da quella grigia conifera scandinava presentata in copertina. Sono un duo svedese che ci regala un'oretta, ben miscelata, di elettronica techno (e pure ambientale come in "Fauna, Part I" ad aprire le danze), rilassante e rarefatta. 

Parola d'Ordine: Attacco Massivo!

Di Maurisio Seimani, DJ Macionela, RSK.


Esistono grandi gruppi e grandi album. E poi c' è qualcuno che riesce ad andare oltre. Esistono cioè gruppi la cui comparsa lascia fin da subito segni indelebili nella storia della musica, opere che riescono a segnare un solco netto fra il prima e il dopo, nel quale tutti gli altri si ritroveranno volenti, o nolenti, ad inciampare. I Massive Attack apparvero sulle scene nei primi anni 90 esattamente con questo piglio, quello proprio di chi sa perfettamente che con quanto sta facendo sta lanciando "il boccino" un po' più in là.  Lascio dunque qui sotto la loro celebrazione quale DIO DELL'ANNO agli esimi cani d'attacco DJ Macionela e RSK, per ripercorrere le avvincenti tappe di un cammino musicale incendiario, ben sintetizzato fin dalle origini già dal nome stesso che il Dio ebbe a darsi. E allora, se attacco massivo fu, che attacco massivo sia!
Un buon anno a tutti i Musicanidi,
Maurisio Seimani

Musicanidi di Maurisio Seimani: Aloa Input, Lake People, Moth Effect

a cura di...Maurisio Seimani

Aloa Input - Mars Etc.

Ma dove siamo, in California??? Far Away Sun, primo brano dell'album Mars Etc. degli Aloa Input, sembra la versione stralunata e postmoderna di Good Vibrations dei Beach Boys, caratterizzata com'è da linee melodiche apertamente ispirate a Brian Wilson e brezze elettroniche tipiche di certi Flaming Lips d'annata...e invece no, i nostri arrivano da un posto che è qui, a un tiro di schioppo da noi, e che qualsiasi persona amante della buona birra si sarà trovato ad attraversare almeno una volta. Sì, parliamo della baviera, ma in verità non sono principalmente alcune brevi inevitabili sfumature kraut a fare di questo album una delle cose migliori che mi sia capitato d'ascoltare dall'inizio dell'anno. Le seguenti tracce Perry, Vampire Song, Oh Brother sono, come le altre a seguire, soprattutto perfette canzoni pop che convincono in primis per l'attitudine a divertire l'ascoltatore con micidiale semplicità, per quanto impreziosite anche da arrangiamenti ricchissimi di variopinti inserti e refrain. E' capacità di tessere composizioni con bravura ed astuzia questa, anche quando le stesse reimpastano apertamente spunti già sentiti altrove (Brian Wilson e Flaming Lips appunto, ma anche Bran Van 3000, Beck, Belle and Sebastienne, Grandaddy, Moon Duo).
Un progetto immediato quanto qualitativamente valido e già di per se assolutamente spassoso, che avrebbe potuto puntare al capolavoro, se non perdesse giusto un po' di intensità nelle sue battute finali. Per il futuro si tratterà di aggiustare ancora un attimo il tiro, insomma. Ma proprio giusto un pelo. Il colpaccio è dietro l'angolo.

In due parole: good vibrations
Giudizio: 3 palle e mezza.



Musicani Awards 2014


a cura di Frank Pozzanghera

Amici lettori, ben ritrovati. Come caporedattore di questo scalcagnato blog, di cui detesto pressoché ogni cosa, mi tocca nuovamente l'ingrato compito di introdurre i nostri Musicani Awards 2014 (a.k.a Telegatto Suca!) e cioè le classifiche dei dischi che più ci hanno appassionato nel corso degli ultimi dodici mesi. Questo è stato un anno importante per noi: oltre a segnare il raggiungimento delle 100.000 visite da che siamo nati, s'è contraddistinto anche per un sensibile (e per quanto mi riguarda: inspiegabile) aumento delle visite giornaliere, che fa presumere che forse ve ne freghi davvero qualcosa di quello che hanno da consigliarvi settimanalmente quei 4 pelandroni di direttori, vicedirettori e collaboratori che ci ritroviamo. Qui sotto dunque la crema della crema. Come vedrete ad ogni "firma" è stata data la possibilità di gestire il proprio spazio come meglio credeva, non foss'altro perchè dare regole a certa gentaglia s'è rivelato del tutto impossibile.
Comunque...Buone feste e buon anno a tutti.

Qluster, Fragen: Colpo di Fulmine!

di DJ Macionela

Non mi capita spesso di vedere il Po. Una volta, forse due al mese.

Fine Novembre 2014, lo attraverso con la mente pensierosa al lavoro e con gli occhi sulla distesa d'acqua che lenta e inesorabile tende al mare. Oggi è ancora più bello, più maestoso, è immenso. È largo due o tre chilometri (non sto esagerando), la piena delle sciagurate piogge novembrine è appena passata, l'acqua ha preso possesso della pianura, ha invaso i pioppeti e i campi golenali. Tutto scorre, panta rei, in continua evoluzione.
Kluster e poi Cluster, ora Qluster, l'evoluzione della specie che a piccoli passi chissà dove andrà a finire. Dalla fine degli anni sessanta, attraverso quattro decenni, sono arrivati a noi.

Tutto pare fermo, la musica pare sottolinearlo. Suoni lenti che si propagano per sette pezzi che a fatica riesco a distinguere. Musica elettronica che riempe il vuoto pneumatico della mia auto, una bolla meccanica sospinta da chissà quale chimica organica su una strada che sembra un ponte infinito. L'ottantenne Hans Joachim Rodelius alla tastiere e il quarantenne Onnen Bock per l'elettronica elevano il mio pensiero, lo lasciano fluttuare nel silenzio interplanetario. Incrocio vetture che sembrano asteroidi, tutto è tranquillo, maledettamente tranquillo. Pace, serenità. Troppa pace e troppa serenità. Il mio viaggio continua, il mio prossimo appuntamento è vicino, sono troppo rilassato. "Fragen" (2011) è musica per un viaggio statico, non per uno dinamico. E' un album schizzoide e alieno, fuori tempo massimo. Nel 2014 è un'elettronica oramai di maniera, forse non scontata ma già sentita, tastiere su tastiere senza alcuna struttura riconoscibile, improvvisazioni mistiche, musica per micro nicchie, pura avanguardia (pure troppa per i miei gusti).


Musicanidi di Maurisio Seimani: The Budos Band, Andy Stott, The Coral

a cura di... Maurisio Seimani

The Budos Band - Burnt Offering

Prendete una band navigata, composta da ben 9 elementi, con già 4 dischi all'attivo nell'ambito di quel funky-groove strumentale tanto caro anche ad altri artisti appartententi come loro al ricco catalogo della Daptone Records. Ed ora immaginatevi questi ragazzi che, alla ricerca di qualcosa di nuovo da inserire nella propria proposta, si facciano illuminare dalla brillante idea di contaminare le loro composizioni di venature psych-prog care a certo heavy-hard-rock dei primi 70. Avrete così il quadro perfetto di quanto assemblato con successo in questo Burnt Offering dalla compagine di Staten Island, The Budos Band.
La differenza la fanno i riff mantrici, ai quali si appoggiano tutti i pezzi dell'album, che rifacendosi ad un immaginario che richiama alla memoria King Crimson, Iron Butterfly, Deep Purple e Black Sabbath, stravolgono irrimediabilmente un sound per il resto determinato da un approccio compositivo che viene da anni ed anni trascorsi a nutrirsi di soul, funk e black music. Il contrasto regge però splendidamente, rendendo quest'opera tanto epica e suggestiva da apparire, a tratti, quasi cinematografica. Nel filone delle colonne sonore immaginarie di film immaginifici mai realizzati Burnt Offering si ritaglia così un posto di tutto rispetto, tanto da potersi inquadrare, anche in generale, fra i prodotti più trascinanti che il variegato mondo della musica ci abbia offerto in questo 2014 ormai prossimo allo scadere.
In una parola: cinematografico
Giudizio: 4 palle



Dj Macionela VS Battiato/Pinaxa




di Dj Macionela
“Le pareti del cervello non hanno più finestre”
(Leoncavallo)


Perché deve farmi sempre incazzare quell’ectoplasma di Seimani? Cos’è questo pacchetto regalo (che regalo sicuramente non sarà) che m’invia quel merluzzo di direttore? Cosa ci sarà mai dentro? Ahh, l’ultimo di Battiato in collaborazione col suo fido sound-engineer Pinaxa. Mi toccherà sicuramente recensirlo, son sicuro. Quel babao di elettronica non ne capisce nulla. Ma pure gli altri che ci sono in circolazione non mi paiono delle grandi cime. Girando sul web trovo solo critiche pesantissime sul nuovo lavoro. Cosa? Cosa mi tocca leggere sul biglietto del gradasso? Pure su musicanidi ci sono lettori che ritengono “Joe Patti's Experimental Group” una stronzata! Povera Patria, quanti perfetti e inutili buffoni….
Maledizione, perché parlare di stronzata? Con quale cognizione di causa? Forse perché tanti considerano l’elettronica una “non-musica”? Forse perché, mancando quasi del tutto il contatto fisico con lo strumento, viene a mancare l’emozionalità del suono? Ignorantoni. L’elettronica è arte ma solo per chi sa coglierne le sfumature. Nessuno si è chiesto mai se è vera arte una geometria di Mondrian o un taglio di Fontana? La vera arte sta solo in Caravaggio o nei miniaturisti fiamminghi? 
Nel nuovo lavoro siamo ben lontani dalla parola “sperimentale” che molto astutamente il buon Maestro ha voluto infilare nei titoli. L’elettronica proposta non è più sperimentale da almeno 30 anni. Undici composizione dove le tastiere, i sintetizzatori e il pianoforte si alternano per creare paesaggi artificiali e ultraterreni. Undici canzoni che rielaborano vecchi pezzi di Battiato (“Come Un Branco Di Lupi”, “Propietà Proibita”, “Leoncavallo”, “L’Isola Elefante”) regalando atmosfere ambient classiche. Balzano qua e là all’orecchio rimandi electro-retrò alla Boards Of Canada. Battiato  si trasforma grazie alla sua voce in un ologramma impalpabile che appare a momenti come figura tridimensionale aliena che declama versi metafisici e astratti. Il Maestro del Maestro (Stockhausen, ndr) si fa largo nei ricordi, il “sacro”, appena appare (“CERN”), sparisce. Il clima generale dell’album è sognante, le suggestioni quasi spaziali e intergalattiche.

Kode9 & The Spaceape: The Big return of DJ Macionela

di Dj Macionela

No, il maledetto Seimani mi scrive un'altra mail. 
E non ti fai mai sentire, in redazione ci manchi, le tue avventure dove sono finite, arrivano le prime proteste via web (scemo di un Seimani, basta oramai una persona con mille fakes a far casino), rivogliamo Dj Macionela..!

No, lo odio Seimani. Me lo immagino che lecca lo schermo mentre mi scrive queste mail melliflue. Vuole una storia, di quelle segrete, ma talmente segrete che neppure io dovrei conoscere. Forse quella storia in cui un gruppo di dj (nove, narra la leggenda) ha deciso di riunirsi nel sottosuolo di Londra, come una setta segreta, per far nascere un nuovo germoglio dal rigoglioso humus della musica elettronica. Dove, tutti incappucciati, in fila indiana, magari sotto una leggera pioggia, percorrono strade vuote, di notte. Il primo apre una botola e iniziano a scendere. L'ultimo sigilla il loro mondo. Underground. DUBSTEP.

Musicani Awards 2013


(TeleGatto suca!)

a cura di Frank Pozzanghera

Amici lettori. Ha senso starsene qui ogni fine anno a tirare le somme della musica migliore passata per le nostre orecchie negli ultimi dodici mesi?
Non sarebbe invece meglio una lista delle cose peggiori che nell'arco dell'anno hanno insozzato i nostri timpani, onde ricordare a tutti che mentre ci accingiamo a festeggiare un'altro Natale siamo ancora in balia di gentaglia come Letta, Brunetta, la Pitonetta, e chi più ne ha più ne metta, nonchè, dell' insopportabile calamità cosmica immonda Maurisio Seimani?
No, a noi piace curarci delle canzonette! E va bene. D'altro canto almeno delle canzonette ci si può fidare, a fine anno qualche bel pezzo-spaccauli rinfrancaspirito salta sempre fuori.
Qui sotto, dunque, le quattro firme di punta del blog vi propinano i loro Musicani del 2013, sperando possano costituire buoni consigli per i vostri ascolti vacanzieri.
Nella lista che potete trovare da qualche parte nella colonna qui a fianco potrete peraltro trovare quasi tutte le relative recensioni.
Don't give up the fight!
Buona lettura.

1998, Buenos Aires

Il tango è “patrimonio mondiale dell’umanità”
(Unesco)


di Dj Macionela

Ricordo bene quell’estate australe del ’98. Girovagavo nel quartiere “La Boca” di Buenos Aires alla ricerca di un localaccio balera dove potessi gustarmi qualcosa di estremamente forte e dove potessi ascoltare qualche orchestrina suonare del buon tango. Entrai a caso in una piccola corte di un vecchio palazzo abbastanza decrepito. Entrando, sotto al porticato che si trovava alla mia sinistra, c’era uno scarno bancone dove le persone parevano appollaiate come tanti uccelli sui fili della corrente. Nel cortile danzavano una decina di coppie al ritmo dettato da un gruppetto di brutti ceffi che sciorinavano senza sosta vecchie milonghe argentine. Sotto al porticato a destra, fra malconci tavolini in legno, si sbaciucchiavano due vecchiacci ben vestiti. Ma che schifo, pensai, andatevene da un’altra parte. Puntai dritto al bancone e iniziai a bere gin spruzzato con limone, roba da ubriaconi, uno schifo ripensandoci bene. In fondo al cortile, intorno a un tavolo, alcuni trafficavano su una postazione da dj anni ’80. Ma cosa stavano facendo? Fu troppo forte l’attrazione elettronica, dovetti avvicinarmi facendo finta di nulla, la curiosità mi rodeva l’intestino (o forse era il gin a rodere dentro?).

1994, sul confine tra Alaska e Canada

di Dj Macionela

Faceva freddo, molto freddo. Come poteva essere altrimenti ? Mi trovavo, quell’autunno del ‘94, tra il Canada e l’Alaska, fra le sterminate foreste nordamericane coperte di neve. Avevo appena concluso un breve tour in disco-club canadesi e avevo deciso di esplorare, in solitaria, una serie di piccoli villaggi sperduti dove la vita pareva andare molto più a rilento rispetto all’occidente. Quel pomeriggio la luce faceva fatica a penetrare la grigia coltre di nubi.

Vienna di K&D - Dj Macionela

Vienna, primi anni ’90 di Dj Macionela


A Dicembre Vienna diventa un città meravigliosa. Non che durante il resto dell’anno non lo sia, ma durante il periodo natalizio, forse per l’atmosfera di festa o per gli addobbi, le luminarie o le ricche vetrine dei negozi, la capitale austriaca diventa fascinosa come una signora di 50 anni che si fa bella per il suo amante segreto. Anch’io dovevo farmi bello! Dovevo incontrare un’amica conosciuta anni prima in India. Partii in tarda serata da Milano con una vecchia Volkswagen e raggiunsi Vienna attraversando una bufera di neve alla frontiera austriaca. Parcheggiai e trovai posto in un piccolo hotel a due passi dal centro. Tutto era magico, le bancherelle che ti offrivano vino e dolci, la serie di sculture di ghiaccio posizionate su cubici piedistalli in acciaio, i Babbo Natale che distribuivano doni ai bambini. Era tutto troppo sdolcinato, fiabesco, dovevo far qualcosa. Entrai filato in una birreria fumosa (ai tempi si poteva ancora fumare nei locali). Puntai al bancone e, grazie a un paio di boccaloni di birra chiara, attaccai subito discorso con un paio di belle bionde (né birre, né sigarette). Il mio tedesco era frutto del soggiorno a Dusseldorf e pareva divertire molto le ragazze, già alticce alla prima pinta. Nei mille discorsi, uno mi fece drizzare le antenne e non solo... Appena fuori Vienna, in campagna, ci sarebbe stata una festa in maschera per festeggiare il solstizio d’inverno. C’era solo una piccola parolina magica da pronunciare all’entrata: “Amelio”, mi sussurrò all'orecchio Ingrid, morsicandomi dolcemente il lobo. Fanculo Trisha, non mi posso perdere la serata, la chiamerò domani pensai.

Brian Eno a New York - Dj Macionela

NY - La Guardia Airport, fine Aprile 1978
di Dj Macionela



L’aereo rullò sulla pista principale de La Guardia in orario. Dopo undici ore di volo finalmente toccammo terra. Ero esausto. Il viaggio era stato veramente difficile tra i piagnistei di una coppia di bambini thailandesi, una sedile troppo stretto per il mio grosso culone e il bombardamento di medicinali per indurmi al sonno. Le pasticche mi avevo mandato in pappa il cervello. Le ultime due ore di viaggio le avevo passate tra le immagini visionarie del mio periodo di permanenza a Bangkok: uno stillicidio cerebrale degno delle migliori droghe sintetiche olandesi.

Massive Attack: una storia di Bristol - Dj Macionela

BRISTOL, fine anni '80




Non mi ricordo esattamente quando, e soprattutto il perche', arrivai a Bristol nell'inverno del 1988. No, ma cosa scrivo ? Ricordo bene il perchè: ero da parecchio tempo a Londra, citta' meravigliosa, ma avevo voglia di mare, di odore marcio di pesce dei porti, di schiuma salata nei piedi. Alcuni amici mi consigliarono di visitare il sud ovest dell'Inghilterra dove l'Oceano Atlantico sembra incunearsi a fatica nel cuore dell'entroterra albionico. Andai a Bristol, citta' tranquilla, dove la vita pareva scorrere placida sulle sponde dell'Avon. Il quartiere di St.Pauls, dove avevo affittato una camera, pullulava di fumosi pub dove la birra, ahime' calda e poco gasata, era la mia compagna silenziosa ma divertente. Il mio sorriso, verso sera, diventava sempre smagliante; solo un dente d'oro poteva rendermelo piu'splendente !

Eran circa le dieci di sera di un normalissimo Giovedì (ma perché, a volte, ricordo certi inutili particolari ?) quando giunsi vicino a un locale che improvvisamente riattivo' la mia attenzione celebrale, offuscata da un’ambrata killer. Furono i bassi a calamitarmi sulla soglia d'ingresso di un locale dove, appena entrato, con gran stupore, mi avvolse un drumming lento, molto lento e sotto tempo. Ma what is it dissi a bassa voce fra me e me, Bristol Sound rispose schietto un armadio mezzo mulatto. Il downbeat appesantiva e trascinava l'atmosfera verso territori molto oscuri e malinconici. Assurdo ! Dall'altra parte dell'oceano si accellerano i ritmi (ma questa è un’altra storia) e qui si rallentano ! Sono pazzi, dove pensano di arrivare ?

Mi feci largo fra i presenti per arrivare ai piedi di un minuscolo palco dove un gruppo di dj proponeva questo strano hip-hop buio e misterioso. Thank You urlava dal microfono Mr.3D, this is Wild Bunch Soundsystem. Wild Bunch ? Di Mucchio Selvaggio ricordavo solo un bellissimo film e una ricca rivista musicale. Soundsystem ? Dove ne avevo già sentito parlare ? Forse in Giamaica ? Gia', forse in qualche old reggae tale.





Alcuni ballavano, anzi, arrancavano mollemente mentre altri preferivano godersi il viaggio onirico su grossi divanoni vellutati. I suoni inquieti si mescolavano a una tensione ritmica che ricordava un "reggae senza sole", un dub visionario. I campionamenti "old film style" seguivano sinuosi il cantato rap, a tratti addirittura soul. This is not hip hop, ripeteva ossessivamente sottovoce un certo Tricky Kid, this is not hip hop, this is not hip hop...this is…TRIP-HOP urlai come investito da una folgore divina squarciando il sottovuoto che si era creato. Mille occhi si girarono verso di me. Trip-hop ? disse il bestione rasta dai grandi labbroni sul palco. Yeah guy, good idhea, it' a trip-hop ! In un attimo fui circondato da strani personaggi estratti a caso dal melting pop britannico. Ora mi uccidono, pensai. Iniziai a ricevere sonore pacche ma di approvazione, fortunatamente ! It’s a massive attack, dissi sorridendo. Massive attack ? Iniziarono a ripetermi Robert "3D" Del Naja, Grant "Daddy G" Marshall e Andrew "Mushroom" Vowles. Erano alla disperata ricerca di un nome per lanciare il loro primo singolo “Any Love” e Massive Attack faceva veramente paura, in tutti i sensi. M’invitarono a un tavolo per brindare, l’attacco massivo questa volta fu lanciato dal fiume in piena di birra che annebbiò del tutto la mia serata.

Non mi resi conto di quanto avevo seminato fino a quando venne alla luce nel 1991 il loro primo album “Blue Lines”. Quasi tutti iniziarono a riempirsi la bocca, e le orecchie, di trip-hop e di Massive Attack, Tricky, Portishead (nome derivato dalla piccola cittadina vicino a Bristol), Amon Tobin e così via…

E se per caso ci fosse ancora in circolazione qualche verginella del trip-hop, faccia molta attenzione al prossimo video “Safe From Harm” (pezzo d’apertura dell’album dei Massive Attack “Blue Lines).

La prima volta è sempre la più bella.

Goa, fine anni '80...

di DJ Macionela

Vacanze, finalmente ! 

Gli anni ‘80 erano stati un periodo estremamente eccitante dal punto di vista lavorativo. Detroit, Chicago, le mega-disco europee con i techno-raduni mi avevano fisicamente stancato e psicologicamente stressato. Avevo bisogno di un anno sabbatico, di mare, del caldo sole dei tropici, avevo bisogno di staccare completamente, lontano dal caos, avevo bisogno di un posto dove la mia mente potesse rigenerarsi. Decisi per l’India, per il suo stato più piccolo, affacciato sull’oceano Indiano dove le palme tendono a 45 gradi verso il mare cristallino. Goa o meglio Goparashtra (nazione di mandrie) per gli indiani. Mare, spiaggie, riposo: cosa potevo chiedere di più ? 

Mi ero sistemato in un “gujarati banglo” (bungalow per il resto del mondo) a due passi dall’oceano. La mia giornata era straordinariamente noiosa: sveglia, spiaggia, mare, cibo, sonno, mare, spiaggia, cibo, amore, sonno. Girava poca gente, solo qualche giovane turista, soprattutto anglosassone, attratto dalle fantasie e dai ricordi hippy anni ’60 sul ritorno alla natura e all’estasi primordiale. 

La musica elettronica rimbombante l’avevo fortunatamente lasciata in Europa; mi lasciavo cullare dalle gerarchiche scale del raga, dai cicli ritmici del tala supportati dalle percussioni dei tabla fino a quell’incredibile giorno in cui, mentre camminavo sulla spiaggia, verso le tre o le quattro del pomeriggio, un gruppo di ragazzi visibilmente alterati (dall’alcool ?) si avvicinarono molto eccitati urlandomi “come with us, let’s go”, “where” risposi incuriosito, “in the jungle”. Nella giungla ? Cosa c’era di così importante nella foresta ? Cosa importa, lanciai uno sguardo al cielo e seguii il gruppo più per le tre ragazze che per altro. In pochi minuti, correndo, attraversammo una caldissima boscaglia fino ad arrivare in una radura ombreggiata da filiformi palme.

Il mio stupore fu assoluto. Circa due o trecento persone trepidanti si accalcavano in attesa che da quattro mucchi di amplificatori partisse qualcosa. Ma che cosa ? La mia attesa durò ben poco, giusto il tempo di un countdown generale. Un muro elettronico si alzò a protezione della folla, un’invisibile cupola sonora si poggiò sulle nostre teste. Tutti iniziarono a ballare. Mi sentivo un po’ fuori luogo, forse mancava quella scintilla che ben presto arrivò tra le delicatissime mani di una israeliana. “Would you like mushrooms ?” mi disse sorridendo, “thanks” risposi inebetito dai suoi lineamenti. L’attesa non fu breve ma quando arrivarono a destinazione la trance psichedelica mi avvolse. I ritmi incessanti e a tratti orientaleggianti s’impossessarono di me mentre l’atmosfera si gasava all’inverosimile. Le allucinazioni musicali tambureggiavano nel mio cervello a 160-180 battiti al minuto. La furia sonora era a sprazzi parzialmente temperata da tastiere e sinth e da voci corali femminili. I pezzi parevano molto lunghi, sempre più contorti e allucinati come il ballo selvaggio e indemoniato delle persone che mi circondavano. 

Che sogno ! Dalla bellissima ebrea passai in rapida successione (o lenta ? chi lo saprà mai) ai tentacoli di due australiane mezze lesbiche, e poi mi fiondai verso una magrissima canadese, e poi… E poi arrivò l’imbrunire, si accesero dei grandi bracieri e iniziarono a passar di mano mille pasticche che gentilmente rifiutai. C’erano sempre quei mollicci miceti da gustare e un italiano non può dir di no ai funghi ! 

Finì chissà a che ora, quando ero già sfinito da chissà quante ore. Riuscii a trascinarmi fuori con la mia dolce canadese. Arrancammo fino alla spiaggia e un lungo bagno ci ristorò quel poco da rendere il resto della notte indimenticabile. 

Il risveglio fu dolce-amaro, accarezzato da una leggera brezza marittima e abbandonato dalla “mia” donna. Provai a ricostruire le mie dodici ore appena passate, senza successo. Continuava a risuonarmi nel cervello una pressante batteria. Chiudendo gli occhi, mi apparivano in continuazione coloratissimi flash che col passare delle ore si dileguarono irrimediabilmente. 

Le poche cose che ancora ricordavo le annotai nel mio diario di viaggio. In quell’angolo di giungla si era formata una zona temporaneamente autonoma, autogestita da una piccola massa umana che, dell’uguaglianza delle diversità e del libero diritto al raduno, si faceva promotrice di un approccio socialistico della musica e del suolo occupato. 

 L’esperienza dei raduni rave proseguì con sempre maggior successo (c’erano forsi dubbi ?), la loro diffusione raggiunse i principali stati occidentali. La loro “commercializzazione” e la loro “cattiva fama” andarono naturalmente di pari passo come di pari passo furono aggrediti frontalmente da ogni istituzione locali. 

Oggi non rimane praticamente più nulla di genuino di quella sub-cultura, forse solo il fascino (?) della oramai finta trasgressione e dell’uso sconsiderato di droghe (pure quelle…sintetiche). 

Siamo in troppi…Ma cos’altro potremmo fare ? Possiamo negare a qualcuno un diritto ?

Kraftwerk, 1974

di DJ Macionela

(Düsseldorf, fra Ottobre e Novembre del 1974...)
Era il classico autunno teutonico: cieli grigi e compatti, aria fredda e secca che proveniva dall’Est Europa. Mi trovavo fuori dai Kling Klang Studio, situati ai primi piani di un anonimo edificio anni ’60. Negli ambienti underground circolavano strane e incontrollate voci su quello che a breve sarebbe uscito da quella sala di registrazione:  i Kraftwerk stavano incidendo nuovi suoni che avrebbero plasmato la musica dei futuri decenni, stavano per pubblicare un nuovo album che si sarebbe dovuto chiamare Autobahn (autostrada).
Ma che cazzate, solo abili manovre di marketing, mi verrebbe oggi da dire. Ai quei tempi il marketing era ancora una materia semi-sconosciuta, nonostante nei primi due album (Kraftwerk del 1971 e Kraftwerk2 del 1972) i nostri avessero già pubblicato delle copertine estremamente concettuali: dei coni stradali…..
Mi rodeva il fegato, dovevo sapere: cosa mai poteva sperimentare di nuovo un gruppo che aveva realizzato fino ad allora tre album di chiara matrice kraut-musik (il terzo Ralf und Florian, del 1973) e che era stato lasciato, dopo il primo album, da due geni musicali come il batterista Klaus Dinger e il chitarrista Michael Rother, che erano andati a fondare i NEU!.
Non ricordo bene come, ma riuscii a entrare abbastanza facilmente. Il mio cappottone e il berretto lanuginoso furono un buon lasciapassare. Ero abbastanza fatto, ma decisamente meno di un bieco personaggio che all' entrata fumava orride sigarette accumulando lattine di birraccia su una mensola di compensato. Dal secondo piano provenivano strani rumori: un flusso melodico sintetico mi attirò rapidamente verso le scale fino all’entrata di un ampio salone.
Dietro a un polveroso sipario, come a proteggersi dal mondo esterno, trovai quattro ragazzi circondati da magiche attrezzature che mai, prima di allora, avevo avuto la fortuna di vedere e soprattutto sentire. La voce di Florian Scheneider era rielaborata da un vocoder, Ralf Hutter trafficava su un gigantesco sintetizzatore, Wolfgang Flur creava beats artificiali attraverso delle strane percussioni elettroniche. Solo Klaus Roeder sembrava suonare strumenti normali: a volte una chitarra elettrica, altre addirittura un violino.
Rimasi stupefatto. Non capivo se alle mie orecchie la melodia era stravolta dall’LSD recuperato la mattina stessa o dalla miscela futuristica di tutti questi elementi. Mi sembrava di proiettarmi in un futuro musicale senza limitazioni. Le sperimentazioni dei primi album venivano rese orecchiabili, finalmente alla portata di tutti, per la sacrosanta massa. L'elettronica diventava di consumo (come tutto del resto), i loop ripetitivi  avvicinavano alla pista dalla ballo la techno-dance people, che sarebbe poi cresciuta a dismisura dagli anni '80 in poi.Veniva creata un’atmosfera artificiale, dove ogniuno era libero di ballare con se stesso, e con la propria mente. Iniziai a divincolarmi. Chiudendo gli occhi, rimasi come ipnotizzato su una pista da ballo a muovere le spalle, e la testa, in brevi e sinuosi movimenti. Finii dritto su due sedie di ferro, facendo un gran casino.
“Scheisse”, mi urlarono contro. “Stiamo suonando!”. “Wu bist du?”. “Ich heisse Dj Macionela”, dissi sbiascicando uno scolastico tedesco. “Verzeihung”. Non capii il significato, ma spaventato scappai filato fuori dalla palazzina. Seppi solo più tardi, dopo essermi rifugiato in una desolata birreria, cosa significavano quelle parole: “Le chiedo scusa”. In fondo, per loro, altro non ero stato che un imprevedibile dettaglio del futuro che stavano scrivendo, a caratteri digitali, su quelle meravigliose cinque righe chiamate pentagramma….

 

P.S.: Il video originale è tratto dall'album Die Mensche Maschine (L’uomo macchina) del 1978.

Dio è un DJ: Faithless - DJ Macionela

FOR TONIGHT, GOD IS A DJ
di DJ Macionela
 

Grazie Maurisio, grazie, non posso dirti altro. Forse sarà' la mia ultima occasione per farmi ascoltare. Sono lontani i tempi in cui mille, duemila occhi mi fissavano in attesa del disco successivo. Li ricordo bene quei ragazzi sudaticci che si squagliavano sul dancefloor, quelle ragazzine sempre piu' spoglie che si dannavano per ore. Ora mi trovo seduto di fronte allo specchio e vedo un ragazzo che fu e un uomo che chissà cosa sarà. Vedo pochi capelli, un po' di pancia e molte rughe che neppure gli occhiali a specchio riescono più a nascondere. Mi risuonano nel cuore i favolosi funky anni settanta, i synth degli anni ottanta e il mio stomaco balla ancora ricordando i bassi sparati degli anni novanta. Cosa mai potrò regalare all'internauta che leggerà queste righe, che emozioni riuscirò a trasmettere con un video da lanciare. Troverò la vostra chiave di volta? Stuzzicherò i vostri martelletti ? Che impulsi nervosi toccherò nelle vostre sinapsi ingolfate? Grazie Maurisio ma un dubbio mi perseguita: la tua è la mano tesa di un amico o sarà quella che mi spingerà definitivamente verso il baratro. No, stupido, non pensar male, sono solo gli antidepressivi che stanno svanendo, diluiti nell'ultimo bicchiere prima della notte.

Dunque, cosa si aspettano da me? Devo stare attento, la prima impressione è quella che conta. Il primo disco: seguire la corrente o giocarmi subito il jolly. Partirò da dove ho finito, dal lontano '98: i FAITHLESS saranno i miei primi compagni di viaggio, GOD IS A DJ sarà la mia stella polare, TECHNO-TRANCE da RAVE da SBALLO. Forse Maurisio non gradirà, gli balleranno le balle nelle sue mutandone jamaicane, gli gireranno a mille. Tutti gli altri potranno scatenarsi in balli furiosi e primordiali, sarò il loro dio per pochi minuti. "This is my church / this is where I heal my hurts", non ci sono parole migliori per iniziare, questa rubrica mensile sarà' la mia chiesa dove curerò la mia dannatissima anima. Mi libererò del passato, vi vomiterò addosso i miei ricordi e tutte le mie paranoie. "Enemies becoming friends" ripete rappando Maxi Jazz. E se invece gli amici diventassero nemici ? Dovrò stare attento, molto attento. Maurisio, "amico" mio, la mia anima non l'avrai mai.

The poetic justice of cause and effect
Respect, Love, Compassion.